L’olio extravergine scade?
Termine minimo, durata e segnali da controllare

Cooperativa Oleificio Val d'Orcia

Trovare in dispensa una bottiglia dimenticata e chiedersi se un olio extravergine scaduto possa essere ancora utilizzato è molto comune. Sull’etichetta troviamo infatti una data, ma il suo significato non è sempre chiaro.

Per l’olio extravergine di oliva si parla generalmente di termine minimo di conservazione: una differenza importante rispetto alla vera e propria data di scadenza prevista per altri alimenti più deperibili.

Questo non significa però che l’olio duri per sempre. L’extravergine è un prodotto naturale che cambia nel tempo. Profumi, freschezza, amaro e piccante tendono gradualmente ad attenuarsi e, se conservato male o troppo a lungo, l’olio può ossidarsi fino a sviluppare il tipico difetto di rancido.

Capire cosa controllare permette quindi di evitare sia sprechi inutili sia l’utilizzo di un olio ormai deteriorato.

Olio extravergine scaduto: cosa significa davvero la data sulla bottiglia?



La dicitura riportata sulla confezione indica normalmente il termine entro il quale il produttore garantisce che, nelle corrette condizioni di conservazione, l’olio mantenga al meglio le proprie caratteristiche.

In altre parole, superare quella data non significa necessariamente che il giorno successivo l’olio diventi improvvisamente inutilizzabile.

Bisogna però distinguere due concetti:


  • sicurezza alimentare, cioè la possibilità di consumare un prodotto senza rischi legati alla sua deperibilità;

  • qualità sensoriale, cioè profumo, sapore, freschezza e caratteristiche originarie.



Con l’olio extravergine è soprattutto il secondo aspetto a peggiorare progressivamente.

Un olio conservato correttamente può mantenersi bene più a lungo rispetto a una bottiglia lasciata per mesi vicino ai fornelli, alla luce o aperta frequentemente.

Quanto dura realmente un olio extravergine?



Non esiste una durata identica per tutti gli oli.

La stabilità dipende dalla qualità iniziale, dalle caratteristiche delle olive, dal contenuto naturale di sostanze antiossidanti, dal contenitore utilizzato e soprattutto dalle condizioni in cui l’olio viene conservato.

In generale, l’extravergine dà il meglio di sé quando viene consumato relativamente giovane. Con il trascorrere dei mesi continua a essere utilizzabile, ma perde gradualmente parte della vivacità che aveva appena prodotto.

Per questo non consideriamo l’olio un prodotto da acquistare e dimenticare in dispensa per anni. È fatto per essere utilizzato quotidianamente.

La differenza tra un olio recente e uno conservato a lungo è uno dei temi che abbiamo affrontato anche parlando di come cambiano olio nuovo e olio più vecchio nel tempo.

Come capire se un olio extravergine è ancora buono



La data riportata sull’etichetta è un primo riferimento, ma i nostri sensi possono darci molte informazioni.

Il metodo più semplice è versarne una piccola quantità in un bicchiere e annusarlo.

Un extravergine in buone condizioni può ricordare olive fresche, erba, foglie, carciofo, mandorla o altri profumi vegetali, a seconda della sua origine e delle cultivar utilizzate.

Quando l’olio è fortemente ossidato, invece, il profumo cambia.

Può ricordare grasso vecchio, frutta secca deteriorata, vernice o altri odori poco piacevoli. È la sensazione comunemente definita rancido.

Anche l’assaggio può aiutare. Se l’olio ha perso completamente freschezza e lascia sensazioni sgradevoli e stanche, probabilmente ha superato il momento migliore per essere utilizzato.

Il colore permette di capire se l’olio è vecchio?



No. Il colore non è un criterio affidabile.

Un extravergine può essere verde intenso, verde dorato o più tendente al giallo in base alle olive utilizzate, al momento della raccolta e alla presenza dei pigmenti naturali.

Nel tempo il colore può cambiare, ma osservare semplicemente la bottiglia non permette di stabilire se un olio sia ancora buono.

Per valutarne lo stato sono molto più utili l’olfatto e il gusto.

È anche per questo motivo che durante le degustazioni professionali il colore non viene utilizzato come parametro per giudicare la qualità.

Perché l’olio extravergine diventa rancido?



Uno dei principali nemici dell’olio è l’ossigeno.

Ogni volta che apriamo una bottiglia, l’olio entra in contatto con l’aria. Con il tempo questo contatto favorisce l’ossidazione, un processo naturale che modifica progressivamente le caratteristiche del prodotto.

Altri due nemici importanti sono:


  • la luce, soprattutto se la bottiglia è trasparente;

  • il calore, che accelera i processi di deterioramento.



Una bottiglia conservata sopra il piano di cottura, vicino al forno o esposta al sole può quindi invecchiare molto più rapidamente rispetto allo stesso olio tenuto in un luogo fresco e buio.

Per questo abbiamo dedicato una guida specifica a come conservare l’olio EVO nel modo corretto.

La confezione influenza la durata dell’olio?



Sì. Il contenitore svolge una funzione importante nella protezione dell’extravergine.

Bottiglie in vetro scuro e latte adatte agli alimenti aiutano a limitare l’esposizione alla luce. Una bottiglia trasparente lasciata in una cucina molto luminosa offre invece una protezione inferiore.

Anche la dimensione della confezione dovrebbe essere scelta in funzione del consumo.

Acquistare una grande quantità di olio può essere conveniente, ma se la stessa confezione rimane aperta per molti mesi aumenta progressivamente lo spazio occupato dall’aria al suo interno.

Una buona soluzione è scegliere formati adeguati alle proprie abitudini oppure, quando possibile, travasare correttamente l’olio in contenitori più piccoli e adatti alla conservazione.

Chi vuole approfondire le differenze può leggere anche il nostro confronto tra bottiglia scura, latta e altri contenitori per l’olio.

Si può usare in cucina un olio che ha superato il termine minimo?



Se il termine minimo di conservazione è stato superato da poco e l’olio è stato tenuto correttamente, è possibile che le sue caratteristiche siano ancora accettabili.

Bisogna valutarlo.

Annusarlo e assaggiarne una piccola quantità permette di capire molto più di quanto possa fare la sola lettura della data.

Se invece presenta chiaramente odore e sapore di rancido, utilizzarlo per cucinare non è una buona soluzione. La cottura non trasforma un olio deteriorato in un prodotto di qualità.

Spesso si pensa di poter destinare un olio vecchio alla frittura o alle preparazioni in forno per non sprecarlo. Ma se il difetto è già evidente, può trasferirsi anche al piatto.

Come evitare di ritrovarsi con olio troppo vecchio



La prima regola è acquistare quantità compatibili con il proprio consumo.

Se in casa usiamo poco olio, è preferibile scegliere confezioni più piccole. Se invece viene utilizzato quotidianamente, possiamo acquistare formati maggiori facendo attenzione alla conservazione.

Alcune semplici abitudini aiutano:


  • controllare periodicamente le bottiglie già aperte;

  • consumare prima l’olio acquistato da più tempo;

  • evitare di accumulare troppe confezioni;

  • tenere l’olio lontano da luce e fonti di calore;

  • richiudere sempre bene il contenitore.



Sono piccoli gesti, ma permettono di godere dell’extravergine quando esprime ancora il meglio delle proprie caratteristiche.

Un buon olio va conservato bene, ma soprattutto va usato



Quando ci chiedono se un olio extravergine scaduto debba essere necessariamente buttato, la risposta non può dipendere soltanto dalla data stampata sulla confezione.

Bisogna considerare quanto tempo è trascorso, come è stato conservato e soprattutto verificare le sue caratteristiche attraverso odore e gusto.

L’aspetto più importante, però, è evitare di arrivare a quel punto.

L’extravergine non è una bottiglia da conservare per anni aspettando l’occasione giusta. È un alimento vivo, che evolve e perde progressivamente freschezza.

Per noi il modo migliore di valorizzare un buon olio è molto semplice: proteggerlo da luce, aria e calore e portarlo ogni giorno sulla tavola quando profumi e sapori possono ancora esprimersi pienamente.