Olio monocultivar o blend:
differenze e quale scegliere

Cooperativa Oleificio Val d'Orcia

Quando si sceglie un olio extravergine di oliva può capitare di leggere termini come monocultivar, monovarietale o blend. Sono parole che raccontano qualcosa di importante sulla composizione dell’olio, ma che spesso vengono interpretate in modo troppo semplice.

La domanda che ci viene posta è soprattutto una: meglio un olio monocultivar o blend? La risposta è che non esiste una tipologia migliore in assoluto. Un monocultivar permette di apprezzare in modo più diretto il carattere di una singola varietà di oliva, mentre un blend può nascere dall’incontro equilibrato tra cultivar differenti.

In entrambi i casi la qualità dipende prima di tutto dalle olive, dalla loro integrità, dal momento della raccolta e da come vengono lavorate nel frantoio. Conoscere le differenze aiuta però a scegliere con maggiore consapevolezza e a trovare l’olio più vicino ai propri gusti.

Che cosa significa olio monocultivar



Un olio monocultivar, chiamato anche monovarietale, viene ottenuto utilizzando olive appartenenti a una sola cultivar.

Frantoio, Leccino e Moraiolo, per esempio, sono alcune delle varietà tradizionalmente presenti in Toscana. Ognuna possiede caratteristiche proprie che possono emergere nel profumo, nell’intensità dell’amaro e del piccante e nella persistenza al palato.

Produrre un monocultivar significa quindi cercare di esprimere con particolare chiarezza l’identità di quella specifica oliva.

Questo non significa, però, che tutti gli oli ottenuti dalla stessa cultivar siano uguali. Territorio, clima, andamento dell’annata e periodo della raccolta possono modificare sensibilmente il risultato.

Un Moraiolo raccolto precocemente, per esempio, può presentarsi molto intenso e vegetale, mentre lo stesso tipo di oliva raccolto più tardi può offrire sensazioni differenti.

Per conoscere meglio le varietà presenti nel nostro territorio è utile approfondire le principali cultivar di olive toscane e capire quanto possano influenzare il carattere finale dell’extravergine.

Che cosa significa blend nell’olio extravergine



Con il termine blend si indica invece un olio ottenuto combinando due o più varietà di olive.

La parola potrebbe far pensare a qualcosa di meno pregiato, ma è una convinzione sbagliata. Un blend ben realizzato può essere un olio di grande qualità e complessità.

L’unione di cultivar differenti permette infatti di valorizzare le caratteristiche di ciascuna. Una varietà può offrire maggiore eleganza, un’altra intensità aromatica e un’altra ancora morbidezza ed equilibrio.

Il risultato non dovrebbe essere una semplice mescolanza casuale, ma un olio armonico nel quale le diverse componenti lavorano insieme.

In molti oliveti toscani convivono naturalmente cultivar differenti. La produzione di oli composti da più varietà fa quindi parte della tradizione del territorio e non rappresenta affatto una soluzione di seconda scelta.

Olio monocultivar o blend: quali sono le differenze?



La differenza principale riguarda il modo in cui si esprime il profilo sensoriale dell’olio.

Nel monocultivar l’attenzione è concentrata sulle caratteristiche di una sola varietà. Questo può rendere l’assaggio particolarmente interessante per chi desidera riconoscere le differenze tra le cultivar.

Nel blend, invece, l’obiettivo può essere quello di raggiungere un equilibrio complessivo combinando caratteristiche differenti.

Possiamo riassumere così:


  • Monocultivar: nasce da una sola varietà di oliva e tende a valorizzarne l’identità specifica.

  • Blend: nasce dall’incontro di più cultivar e può cercare equilibrio, complessità e armonia.

  • Qualità: non dipende dal fatto che l’olio sia monocultivar o blend, ma principalmente dalla materia prima e dal processo produttivo.



Per capire davvero le differenze, il metodo migliore rimane sempre l’assaggio.

Il monocultivar è sempre migliore?



No. È uno degli equivoci che incontriamo più spesso.

La parola monocultivar può trasmettere un’idea di esclusività e viene talvolta interpretata automaticamente come sinonimo di qualità superiore. In realtà ci dice soltanto che l’olio è stato prodotto utilizzando una singola varietà di oliva.

Un monocultivar ottenuto da olive di scarsa qualità o lavorate male non diventa un buon olio soltanto perché deriva da una cultivar unica.

Al contrario, un blend prodotto con olive sane e fresche e costruito con equilibrio può essere un extravergine eccellente.

Quando valutiamo un olio, dobbiamo quindi guardare l’insieme. Origine delle olive, freschezza, conservazione, lavorazione e caratteristiche sensoriali sono molto più importanti di una singola parola riportata sulla confezione.

Nella nostra guida dedicata a come scegliere davvero un buon olio extravergine senza farsi ingannare spieghiamo proprio quali elementi meritano maggiore attenzione al momento dell’acquisto.

Come cambia il gusto tra monocultivar e blend



Un monocultivar può offrire un profilo molto riconoscibile.

Alcune cultivar producono oli più delicati, altre possono esprimere note erbacee molto marcate, altre ancora un amaro e un piccante più evidenti.

Per questo assaggiare diversi monocultivar è un ottimo modo per imparare a conoscere il mondo dell’olio.

Un blend tende invece a ricercare un insieme più articolato. Se costruito con esperienza, può trovare un punto di incontro tra profumi, intensità e persistenza differenti.

Non significa necessariamente che sia più delicato. Esistono blend intensi e monocultivar molto equilibrati. Tutto dipende dalle olive utilizzate e dal risultato che il produttore desidera ottenere.

Anche sensazioni come amaro e piccante hanno un ruolo importante. Non devono essere considerate automaticamente difetti: fanno parte del profilo di molti oli freschi e di qualità. Per questo abbiamo dedicato un approfondimento a cosa significano davvero amaro e piccante nell’olio extravergine toscano.

Quale scegliere per la cucina?



La scelta tra olio monocultivar o blend può dipendere anche dal modo in cui intendiamo utilizzarlo.

Un monocultivar molto caratterizzato può essere particolarmente interessante a crudo, quando vogliamo che il suo profilo diventi parte evidente del piatto.

Può accompagnare una bruschetta, una zuppa, una carne alla griglia o una verdura scegliendo la cultivar in funzione dell’intensità della preparazione.

Un blend equilibrato può invece risultare estremamente versatile e adattarsi facilmente a numerosi utilizzi quotidiani.

Questo non significa che esistano regole rigide. Anche in cucina vale soprattutto l’equilibrio tra il carattere dell’olio e quello degli alimenti.

Il ruolo del frantoio nella qualità finale



Qualunque sia la scelta, la varietà delle olive rappresenta soltanto il punto di partenza.

Dopo la raccolta bisogna lavorare i frutti rapidamente e con attenzione per preservare ciò che hanno sviluppato nell’oliveto.

Pulizia, frangitura, gramolazione, estrazione e conservazione sono passaggi nei quali esperienza e precisione fanno la differenza.

Per questo conoscere soltanto il nome della cultivar non basta. È altrettanto importante sapere come è stato prodotto l’olio. Nel nostro approfondimento su come nasce l’olio extravergine nel frantoio raccontiamo le diverse fasi che accompagnano le olive fino al prodotto finito.

Come scegliere tra olio monocultivar e blend



Il modo migliore per scegliere è assaggiare senza pregiudizi.

Chi ama scoprire le differenze tra le varietà e cerca un profilo particolarmente riconoscibile può trovare nei monocultivar un mondo molto interessante da esplorare.

Chi cerca equilibrio, versatilità e complessità può invece apprezzare moltissimo un blend costruito con cura.

Il nostro consiglio è non fermarsi alle definizioni. Bisogna annusare l’olio, assaggiarlo e provare a riconoscere il fruttato, l’amaro, il piccante e la persistenza.

Con il tempo diventa più facile comprendere quali caratteristiche incontrano maggiormente il proprio gusto.

Quando ci chiedono se sia meglio un olio monocultivar o blend, quindi, preferiamo rispondere con un’altra domanda: quale olio riesce a esprimere meglio le caratteristiche delle olive da cui nasce?

È questo che conta davvero. La qualità non dipende dal numero di cultivar utilizzate, ma dalla cura con cui le olive vengono coltivate, raccolte e trasformate. Monocultivar e blend sono semplicemente due modi diversi di raccontare, attraverso l’olio, il carattere delle olive e del territorio.